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SuccoDiFuffa
..espressioni più o meno volontarie.
10 agosto 2007
Volver,un dìa
E' arida la terra,fuori dal finestrino,molto vicina a quella
che mi originò.
Terra aspra dura e dolce,terra preda di invasori e oscurantismo.
Oggi pare ibernato,tra quel civismo che sconosco e i danzatori
davanti alla cattedrale.
Mistura seducente,l'Andalusia,umida e calda,radicata e pronta.
Sono più aliena che mai,niente imbarazzi,fredda e distaccata come sempre.
Niente prove,pochi baci.
E' luogo da contemplare,sale da indossare. Parlano a voce alta,
gli andalusi piccoli e vaccinati.
Estrosi e sospettosi,gente del Sud.
Chissà a chi appartengo,intanto guardo.

                              
                                 



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23 luglio 2007
Mentre tutto non muta
Tutte le volte che trovo le tue palpebre mi stupisco.
Hanno quelle pieghe esperienti che alla chiara carnagione
che porti arrabbiano lo stato tuo,
in realtà docile,spaventato.
Convinto sì,così attraente,senza costruzioni,farse,ammiccamenti.
Tutte le volte che ti cerco so
di trovare quella rara espressione,che mai all'infuori di te
e di quei luoghi scoverò.
Quel potere è solo tuo.
Mi chiedevo,quasi ubriaca,cosa avresti detto o pensato,
in una notte così,al tardare del vento,
all'avanzare del sonno,ad un cerchio riunito.
I tuoi capelli avrebbero dato un senso al buio fumoso di periferia,
le tue mani calme e ferme
sulle ginocchia
mi avrebbero spaccato il cuore,e mai l'avrei ammesso.
Non c'eri,quella notte.
Sapevo che mai avresti potuto. Lo so anche adesso.
Qui ci sei,al caldo della distanza,talmente bello
e conscio che quasi non ci credo.
Tutte le volte.
  
                                                                  Ros



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16 luglio 2007
"Eore del mio inferno privato.."
Scivoloso nichilismo ha ormai influenzato i giorni dell'affaccendarsi;
la costruzione è in gabbia,e chi lo sa poi cosa significhi,
e se ho mai costruito da quando possiedo una dimora.
Mi salvo con la fantasia,ancora galleggio con coscienza:
che la fine è qui ed è probabile gli apra presto.
Mi fa terrore fin quando il buio vela la finestra della fuga,dell'altra strada,dell'altro inizio.
Così mi cospargo di diligenza e dovere,accarezzo la libidine sol
con l'estro dell'immagine visionaria,immedesimazione ancestrale,vecchi vizi di un enfant che allora già conosceva la salvezza.
Quella era Dio,l'affidamento,la virtù del peccato,sorpasso del limite terreno.
Libero,consolatorio,necessario,come l'affetto e le risate.
Puntuale come un pianto quotidiano.
Scivolo nel nichilismo,dicevo. Già,perchè la salvezza è precaria,
non la quantifico,la perpetuo,diversifico,applico ai miei giorni edificati
da elementi troppo piccoli e dilettevoli per meritarsi l'eternità.
Accade che la bellezza venga trasfigurata da una frase,così incosciente,
criminale,echeggia senza scopo di senso,provoca reazioni per senso comune.
La bellezza di una vicenda può scomparire con poco,aver vita breve
ed inutile,se giudicata con imbecillità.
Nichilismo perchè mai capitò che fosse innocente,la stupidità.
E' volontaria,come l'attenzione.
E' illimitata,come la verità.
Il Bene ed il Male,entrambi troppo corrotti. Culturalmente corrotti.
Dal Sapere influenzati ed incancreniti,da esso ghigliottinati.
Snaturalizzati.
In una frase possono spezzare la bellezza di una visione,di un implicito racconto,dell'immaginario.
Il Bene ed il Male generano stupidità.
Rifiutano bellezza,unica armonia sopravvissuta allo sviluppo.
Unico incontro di Bene e Male.
Sono gli occhi addosso,mentre guardi altrove,
gli occhi che cercano di scovare la via necessaria al tocco.
Occhi taglienti,sgranati al sole,occhi nascosti e resistenti
alle naturali defezioni.
Occhi solo aspettati,mai ridotti al compiuto.
Galoppano quel che non hai vissuto,preso,mangiato.
Unica resistenza al nichilismo maledetto dei giorni che vivo,
salvo più dell'immaginazione a cui mi appiglio.

                                                                Ros



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26 giugno 2007
Differenze

Due anni in meno e sarei già lontana.
Due anni sarebbero vicini alla coscienza,
l'intemperanza,lontani
dalla cautela.
Oggi c'è vento,e soffoco.
Oggi urlo,e tace il mondo.
Oggi tu,ieri pure,ingombrante,
decisivo,compromesso di perfezione
e incastro.
Maledetta,che lo sia davvero.
Maledetta saggezza precoce,
quarto d'ora d'ombra,lievitazione
non naturale.
Ma adesso non lo sento,lo strazio
immaginato,l'intuizione tagliente,
mortale,avvilente.
Ora esaspero l'indecisione,
non augurartelo.
Non me lo auguro.

                                                    Ros




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22 giugno 2007
Primarie -atto primo,2005-



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21 giugno 2007
Afa,prurito,studio e zanzare.

 In giorni come questi Bukowski avrebbe saputo
cavare un capolavoro descrittivo da un aggroviglio sciolto
nella capacità cognitiva ridottasi a nulla,mentre
fatichi a respirare.
Ironicamente avrebbe forse raccontato un episodio da bar,o da letto,meglio ancora trovato un modo per sbugiardare e sfottere
gli aggrappati alle teorie,un pò come oggi,ma oggi Bukowski non c'è,al massimo tiene compagnia qualche gossip,il calciomercato,paraletteratura,la chiamerebbe un esperto di sociologia di comunicazione.
Spazzatura di cui cibarsi,direi io.
Necessaria per lo più.

P.S.Walter,non farlo. Salvati.

Io annaspo tra esami dati e da dare,tra indecisioni professionali e sogno avventure ottocentesche,preferibilmente in Gran Bretagna,al fresco.
La Emma della Austen non si sarebbe scomposta.
Ma stava fresca,non nel turbinio d'un neighborhood milanese che l'acqua manco a sognarla.
Il sale,poi. Passeggiando sentivo odore di alghe,come quando
stavano sul bagnasciuga s'una spiaggia troppo frequentata,e le maledicevo.
Era erba tagliata,mare di Lombardia,lo chiamerebbe qualcuno.
Datemi una canna e solleverò il mondo.

                                                       Ros




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19 giugno 2007
Sala d'attesa
Fin troppo conosciuto,poco fruttuoso,inconcludente.
Ambiente fin troppo familiare,la signora che arriva zoppicando,il settantenne dalla polo color salmone un pò stretta,grandi occhi azzurri e il bastone che lo accompagna
al bagno,proprio accanto alla sedia,dove attendo,ingannando il tempo o illudendomi di farlo.
Un ragazzo con il tutore al ginocchio arriva con le sue stampelle all'ultimo grido,sorride,i genitori accanto sembrano accondiscendere,pare non abbia passato chissà che guaio. Lo invidio,non posso comprendere.
L'attesa è lunga,e tutti quei sorrisi mi stanno sulle scatole.
Cosa ci sarà da sorridere,poi?
Sono io ad avere qualche problema di troppo o la gente si rincoglionisce ogni giorno che passa?
Provo ancora invidia.
Per chi ha chiari e lampanti i propri scopi,per chi ogni giorno si alza,fa una doccia e sa benissimo perchè sta campando,non si preoccupa dell'oggi,delle incognite,della sostanza da valutare,del meccanismo da adottare.
Per chi l'incoscienza la sposa ogni ora,e non si domanda e non
si avvilisce,e non pretende,non si cura dei perchè.
Per chi brama la cura del seguito di se stesso,ed in questo vede l'orgoglio,la vita,l'obiettivo,la consolazione.
Il palliativo.
Cosa me ne faccio,di eredi,se non ne desidero?
Ammiro il desiderio e la convinzione di ciò,non la capisco affatto.
Perchè non finisco da nessuna parte,perchè ho troppo ancora da scoprire,di me e di quello che rinnegherò.
Perchè vivo sul gradino del forse,chissà,magari,può darsi.
Cosa c'è di gratificante,in una posizione?
In una scalata,nel potere di costruire o distruggere qualcosa,di dire a Tizio e Caio cosa fare.
Preferisco le cazzate,il vento sulla faccia,correre quando non puoi farlo.
Preferisco non dover ridere per forza,preferisco capire perchè sto facendolo.
E mentre si scatena il mio disappunto allo scenario pomeridiano di una Milano d'intrattenimento obbligato,cambio sedia.
"Capobianco"! E' la sua voce,meglio sorridere.

                                                        Ros



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18 giugno 2007
Ricorsi
 

Sparisci e mi muovo,
respiro,libero noia e prospettive
e stupisco la memoria
e sto a metà tra delusione e speranza.
Arrivi camminando,passo leggero,
sulle convessità dell’estate.
Acceleri il mio,mi riconduci al principio.
Ad un movimento involontario
mai isterico e insicuro,
alle righe sghembe della dilatazione.

Di occhi,mai stanchi e beffardi,tuoi,miei,
mai insieme,
invadenti mai troppo,
ossequiosi troppo spesso.

Dov’eri andato,com’eri sparito?

Abito tra l’esperienza del tuo palmo.
La tregua fatico a comprendere,
spiazza la vista l
’immagine che dai,
alimenta misteri che tuoi non sono,
dei quali mi vesto senza bisogno.
Che oggi non è mica un graffio,
è la semplicità d
’un colpo in pieno viso,
sconvolto dalla d
iretta maniera di una frase,
si insidia nel modo
in cui la ricordo,
nel cuore di un giorno di ritrovo.

Oltrepasso i tessuti per nulla immacolati
e ti vedo nell’essenzialità del tuo volere.
E ti chiamo ad alta voce,
senza voce tenere,
senza risposta sperare,
con la sola pretesa di esserti dinanzi;

priva di fascino e di giochi e colma di bagliore.

                                               Ros



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15 giugno 2007
Punti scoordinati
 

Le nuvole compatte,la mattina del Centro,il giorno dopo.
A pochi metri già viaggiavi oltre.
A lavoro,nel ventre di un’altra donna,
nelle bizze di un’idea.
In quell’auto verso il Nord
aspettavo la quiete del terrore,
mi cullavo nella logica
di un’evoluzione ,
coccolando la strada,le nuvole continue.
E la luce calda e complice,il tuo sorriso,
le parole sul niente,isteriche affini la mia natura,
come
la sorpresa da rinnegare,
la novità autentica rappresenti ancora,
ignoto e sconosciuto,
persino nelle immagini sul muro
di una casa che più non ti appartiene,
tra la folla,la gente amica,
sorridevi che quasi impazzivo.
Ho realizzato l’incapacità di decifrarti,
l’alienazione che ti porti appresso
con orgoglio e dignità,
la volontà del caso e con essa ti ho lasciato andare.
Erano Sud,le parole al mare,elettrificate e piene,giocose,consolanti.
Erano giorni di svolta,
porte chiuse a chiave,
serrature dimenticate,
passi da portare avanti mesi,
nella notte di paura e sussulti,
distanze
quasi nulle e tentativi normalizzanti.
Quanto peso avevo da scostare,
in poche ore,la frenesia delle tue parole
r
idava lustro al mio controllo,
quello che adesso non gioca più con le intenzioni,
seppellisce immagini e baci di un lampo d’autunno che patisce quel che non sa,
te che non ci sarai domani e i giorni a venire.
Senza conseguenze,
sei rimasto a galla nel calore di cui mi privo.

Ros




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12 giugno 2007
Oggi,ieri

            


Viltà che mi trascino,tutt'ora come allora.
Come la spalla che ti accolse per perdonarmi
della mia comoda posizione;
sul divano,all'inizio dell'estate,sulle
lacrime che tagliavano l'imbarazzo e la condanna
alla pena successiva,ancora e ancora.
Che m'importa quanta ragione ancora hai,
che cosa te ne fai?
La usi ancora,come la mia codardia,
nel bene o nel male pare dirigere
questo corso,posizioni mancate,decisioni
accantonate,all'inizio dell'estate.
Ora nella testa bisticciano cause e
verità,verani indietro mi nascondevo
nella rivolta necessaria d'illusione.
Ora ancora,mio assertore,
mi illudo di coraggio che a sognar
faccio fatica,a correre mi appresto
come dicesti,alla fine dell'estate,
sulle lacrime che tagliavano a fette
l'orgoglio di averti.
Che no,non tornerei indietro e lo sai,
lo farei ancora,strapparti dal tranquillo sonno.
Senza spalla,retta e guarita da un
male invadente lo sputerei.
Con viltà,come so.

                                       Ros




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Souvenir
Niente luna questa sera, 

niente gatti sopra il tetto. 

I miei sogni sono tutti rotolati sotto al letto. 

E nel buio con la lingua 

conto i denti che mi restano. 

Domani che farò, ragazza mia 

dei tuoi pensieri magri. 

Sul campanile nevica, 

d'accordo ma purtroppo 

ho solo una camicia e francamente non mi basta. 

E faccio di mestiere il venditore di risate, 

al circo che si tiene al Lunedì, 

ragazza mia, ci andresti mai? 

E intanto conto i denti, 

però il conto non mi torna, 

ce ne uno che mi manca 

e forse tu mi puoi aiutare. 

Per caso non l'hai mica ritrovato a casa tua 

ero così distratto amore mio, 


quando ti ho morso il cuore







Si è estremamente disonesti verso
il proprio Dio: egli non può peccare!
Friederich Nietzsche














)

http://www.badongo.com/file/3130160



IL CANNOCCHIALE